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NAPOLI E CAMPI FLEGREI


I CAMPI FLEGREI TRA STORIA E PAESAGGIO




Nella splendida cornice del Castello Aragonese, dalle cui terrazze si gode un panorama indimenticabile, il Museo Archeologico dei Campi Flegrei e una passeggiata a Capo Miseno.  Miseno, il trombettiere di Enea, che avendo sfidato Tritone nel suono della tromba, era stato da questi gettato in mare dove era annegato. Enea, trovato il suo corpo sulla spiaggia, lo seppellì sotto un immenso tumulo (il Capo Miseno per l'appunto), una terrazza che guarda sul golfo di Pozzuoli, un superbo gran finale con vista sulle isole dell'arcipelago campano.

  


PASSEGGIATE TRA CUMA E L’AVERNO



Cuma rappresenta il più antico insediamento greco presente nei Campi Flegrei. Gli Eubei, nel VII sec a.C. la colonizzarono fondando una acropoli dal nome Kyme. Sulla collina, tra i vigneti ed il mare, si erge in tutta la sua maestosità l'Acropoli dove restano ancora imponenti costruzioni simboli dell'antica grandezza di Cuma. La passeggiata si conclude al Lago d’Averno accompagnati dalla magica visione delle rovine di quello che resta di una grandiosa fabbrica di epoca romana – forse un impianto termale – che alta circa venti metri, che si affaccia sulle scure acque del lago, sede dell'ingresso agli Inferi.



I PERCORSI DELL’ACQUA



Nel cuore antico di Bacoli, la Piscina Mirabilis, la più grande cisterna di epoca imperiale conosciuta e fiore all'occhiello dell'archeologia flegrea. A seguire le Terme di Baia, dove ancora l’acqua è protagonista per i Romani che a Baia costruirono eleganti ville per la villeggiatura, proprio per la presenza delle acque termali. E ancora il lago di Lucrino il cui nome deriva forse da lucrum riferito ai guadagni ricavati dall'allevamento di pesci e molluschi nel lago. A pochi passi il lago d’Averno dove l'imperatore Augusto ecise  di realizzare la sua base navale, il Portus Julius, collegando i due laghi con il mare per mezzo di canali.



PUTEOLI E L’IMPREVEDIBILTA DELLA NATURA



Alla scoperta dell’antica Pozzuoli, il porto di Roma, adagiata sul mare del golfo. Una città ricca di grandiosi monumenti, come  l’Anfiteatro Flavio, che è per dimensioni il terzo nel mondo e nei sotterranei sono tuttora visibili parti degli ingranaggi per sollevare le gabbie che portavano sull'arena belve feroci. Il Tempio di Serapide, in realtà un mercato, dove sulle colonne è possibile vedere tracce di molluschi, perché sempre a causa del bradisismo per un certo periodo, il Macellum si è venuto a trovare sotto il livello del mare e, infine, la Solfatara, l’unico vulcano attivo dei Campi Flegrei. Per trascorrere un’intera giornata tra natura archeologia.



LA NAPOLI BAROCCA
     
Ritrovo a Piazza del Gesù


L’itinerario si svolge attraverso il Decumano inferiore, storica arteria napoletana, su cui s’innestano tutte le testimonianze che hanno caratterizzato la storia della città con l’alternarsi delle sue dominazioni.

Piazza del Gesù
è una tra le più storiche piazze della città. Nel suo centro svetta la settecentesca guglia dell’Immacolata, L’opera rappresenta uno dei tanti esempi delle famose macchine da festa che durante il periodo barocco abbellivano la città napoletana in occasione dei più svariati festeggiamenti.

La Chiesa del Gesù Nuovo, realizzata tra il 1584 ed il 1601 utilizzando un paramento murario in bugnato a punta di diamante. Il maestoso interno, a croce greca, ricco e vivace per pregiate decorazioni ad incasso marmoreo.

Piazza San Domenico
è certamente tra le più importanti piazze napoletane ricca com’è di storia! la stratificazione urbana del suo impianto parte, infatti, dal periodo greco e le tante dominazioni napoletane ne completano la sua storia. Non può che sorprendere poi l’abside poligonale della trecentesca chiesa di San Domenico che, imponente, si presenta agli occhi dei visitatori e al centro della piazza la struttura di un gigantesco ex voto voluto dalla religiosità popolare a seguito della tremenda pestilenza che colpì la città nel 1656.

Via San Biagio dei Librai è il tratto più storico di Spaccanapoli, una delle strade più tipiche di Napoli. Coincide perfettamente con il Decumano inferiore della struttura urbana della Napoli greco – romana. La strada era luogo di “passeggiate” aristocratiche durante Medioevo e Rinascimento.

Al civico 31 di
Via San Gregorio Armeno era situata la bottega del libraio di Antonio Vico e nella sovrastante casa nacque nel 1668 Giambattista Vico. Questa è anche la zona che, secondo la tradizione, vede l’ubicazione del palazzo di natale di San Gennaro.

San Gregorio Armeno è un vasto complesso monumentale. Fondato nell’VIII secolo dalle monache basiliane fuggite da Costantinopoli durante le lotte iconoclaste. Continuando per via S. Gregorio Armeno s’incrocia il tratto centrale di via Tribunali che s’innesta sull’arteria del Decumano centrale.

Santa Maria delle Anime Purganti uno dei principali monumenti barocchi di Napoli, la chiesa fu eretta per iniziativa di una confraternita nata nel 1604 finalizzata alla raccolta di fondi per la celebrazione di messe di suffragio alle anime del Purgatorio, ma aveva anche altre finalità quali: scarcerare i poveri imprigionati per morosità sull’affitto della casa, seppellire i defunti, etc. Gli scopi dell’Opera Pia, rivolti alla redenzione delle Anime del Purgatorio, sono evidenti nei motivi decorativi sulla facciata e all’interno; teschi e tibie incrociate di bronzo, chiara allusione alla caducità terrena e alla morte.



IL MUSEO NAZIONALE DI CAPODIMONTE

Collezione Farnese – Appartamento storico, Pinacoteca Napoletana.


Lo storico palazzo, costruito per volere di Carlo di Borbone sulla verdeggiante collina di Capodimonte, aveva lo scopo di contenere le collezioni d’arte ereditate dalla madre Elisabetta Farnese, ultima discendente della prestigiosa famiglia. Durante il decennio francese la reggia fu scelta come residenza da Gioacchino Murat e dopo la restaurazione, i sovrani borbonici frequentarono il palazzo per brevi soggiorni e come foresteria.

Fu nel 1838, ultimati definitivamente i ‘secolari lavori’, che si sistemò la moderna ed accresciuta quadreria. La reggia ospitò altresì la famiglia dei duchi d’Aosta fino al 1946 e nel 1920 fu ceduto dalla corona al demanio. La collezione Farnese è il nucleo più importante e antico delle raccolte a cui si aggiunsero, dalla fine del sec. XVIII, opere provenienti da varie parti del regno, come
la Collezione Borgia nel 1817 e le collezioni di oggetti d’arte ed antichi dipinti, come nel 1901 l’importante acquisto della Crocifissione di Masaccio. Il museo di recente ha incrementato soprattutto le opere provenienti da Napoli, infatti, al secondo piano sono custoditi i capolavori della pittura napoletana in deposito dalle chiese della città e della sua provincia.

                  IL MUSEO NAZIONALE DI SAN MARTINO

Fasti e gioielli della Certosa


La fondazione risalente al XIV secolo, tra la fine del XVI e l’inizio del XVII secolo, subisce una profonda ristrutturazione che ne fa oggi l’esempio del più puro barocco napoletano.

Dopo il 1866 Giuseppe Fiorelli creò all’interno della struttura, lasciandone inalterati i suoi spazi, un museo, che grazie a tutte le testimonianze storico – artistiche contenute, documentava sotto tutti gli aspetti, la società napoletana. Definito come museo della storia cittadina dai primi del Novecento, è, grazie alle preziose testimonianze artistiche di importanti pittori, scultori e decoratori di ogni provenienza, chiamati dai monaci certosini ad abbellire il complesso che ben rappresentava il potere e l’influenza dell’ordine sulla città, la Certosa di San Martino è un vero e proprio ‘museo nel monumento’.

L’inizio della sua storia si deve a Carlo, duca di Calabria, primogenito di Roberto d’Angiò, che nel 1325 volle fondare sulla sommità della collina di Sant’Erasmo (poi Sant’Elmo), un monastero in cui insediare monaci appartenenti all’ordine certosino, di cui era sostenitore. I primi certosini vi entrarono nel 1337 e la chiesa attese il 1368 per la consacrazione sotto la regina Giovanna .




IL MUSEO DELLA CERAMICA – DUCA DI MARTINA

Vita da salotto “tra tabacchiere e chicchere”


La Floridiana è un complesso formato da un grande parco verde e da una villa che ospita il Museo Nazionale delle Ceramiche Duca di Martina. La villa risale alla prima metà del XVIII secolo, e nel 1816 Ferdinando I di Borbone la acquistò per regalarla come residenza di villeggiatura alla moglie morganatica, Lucia Migliaccio, duchessa di Floridia, a cui deve tuttora il nome. Dopo l’acquisto, il sovrano incaricò l'architetto toscano Niccolini di riadattare in stile neoclassico la preesistente palazzina, e fece ampliare ed arricchire i giardini con oltre 150 specie vegetali, sotto la supervisione di Friedrich Dehnhardt, all’epoca direttore dell’Orto Botanico di Napoli. La Floridiana fu poi acquistata dallo stato nel 1919, e dal 1931, nella palazzina, è esposta una delle più grandi e antiche collezioni di arti decorative europee e orientali (oltre 6000 pezzi), donata dal duca di Martina alla città di Napoli.



VILLA PIGNATELLI

La dimora aristocratica tra ‘800 e ‘900


La Villa Pignatelli, fu fatta costruire da sir Ferdinand Acton tra gli anni 1826 e 1830, si affaccia sulla riviera di Chiaia e rappresenta uno dei più rilevanti esempi di architettura neoclassica di Napoli. All'interno ha sede il Museo Principe Diego Aragona Pignatelli Cortes. Dopo gli Acton, la villa fu proprietà della famiglia Rothschild, per poi essere venduta nel 1867 ai Pignatelli Cortes d'Aragona; questi ne fecero importante luogo d'incontro di regnanti e aristocratici di tutta Europa, e la mantennero fino alla donazione allo stato italiano, nel 1955, ad opera della principessa Rosina Pignatelli: questa ne volle così fare la sede di un museo, l’attuale museo Diego Aragona Pignatelli Cortes, che ospita dal 1998 la pinacoteca e altre collezioni del Banco di Napoli. Della villa si possono visitare i giardini  e alcune sale arredate con la mobilia originale opere d'arte di epoca compresa tra il 1500 e la prima metà del ‘900.


Gli itinerari proposti sono comprensivi di biglietti di ingresso ai siti, visita con guida turistica autorizzata,
pranzo.Tutti gli itinerari hanno una partenza alle 10 e terminano intorno alle 16,00.


Per info e contatti : Clicca qui

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